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Notiziario del gruppo giovani
(c/o d.Giovanni Mazzillo – Contrada Sarre Tortora – CS)

www.puntopace.net

 

        Sommario
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Un Natale diverso?
Un viaggio tra Firenze e Parma
Prendi nota e non mancare
Diario di un fine settimana alle Sarre
Ci scrive Don Luigi Maggiali

Cineforum: cinema per crescere 

Piccolo Buddha
L'ora di religione
Il Postino

Calendario delle celebrazioni

Anno 3, Numero 7

dicembre 2003

 

                                                                 
                                                                                                                                           

Un viaggio a Firenze e a Parma tra problemi di pace e agonismo calcistico
don Gianni


Da sinistra Jacopo,Don Gianni e Sergio con il prof. Romano Prodi

Insieme con Sergio, Jacopo e Mario (i fratelli Limongi) nel fine settimana 7-10 Novembre abbiamo fatto un lungo e bel viaggio fino a Firenze e a Parma. Per risparmiare tempo, abbiamo viaggiato in cuccetta, nella notte tra il 7 e l'8 per l'andata e nella notte tra il 9 e il 10 per il ritorno. Poi la mattina del 10, i ragazzi sono scesi a Maratea mentre io ho proseguito per Catanzaro. Perché siamo andati? A Firenze abbiamo partecipato ad un interessantissimo incontro sull'Europa e il suo futuro, insieme con Mons. Bettazzi, con il Professore Allegretti (diritto costituzionale a Firenze ) e indovinate con chi? Con il Prof. Romano Prodi, che ha tenuto una splendida relazione e si è intrattenuto con noi affabilmente, come mostra la foto. L'incontro si è tenuto alla "Casa per la pace" della Pax Christi Italiana ed è doveroso da parte nostra il grazie più sentito agli amici della Pax Christi che ci hanno accolto meravigliosamente: Carmine Campana, Gianni Russo, Elidor, Tonio e tutti gli altri. Ma non è finita qui, perché il giorno dopo siamo andati a Parma, dove ho potuto concelebrare la messa, nella Parrocchia di Tutti i Santi, con il mio caro amico don Luigi Maggiali, il quale ha voluto che tenessi io l'omelia per la sua comunità parrocchiale. Un uomo di grande umanità e simpatia, che oltre ad insegnare Cristologia e Trinità nel seminario di Parma, è anche cappellano della locale squadra di calcio. Ci aveva procurato 4 biglietti in tribuna coperta, nella giornata in cui si disputava la partita Parma - Milan. Davvero una bella partita, soprattutto in considerazione del fatto che la squadra del Parma è per lo più composta da giovani, che hanno dato tutto se stessi per mantenere almeno l'agognato pareggio con una squadra che certamente sentivano essere più forte di loro. L'amabilità di don Luigi ha ottenuto anche che alcuni giocatori si fermassero a parlare con i nostri ragazzi, cosa che per loro deve essere stata un'esperienza indimenticabile e che per me era invece l'occasione per far notare loro come spesso si rivestano di mito e di divismo persone normali come noi. Anzi Don Luigi ci ha raccontato che la sera prima ne aveva confessati tre della squadra ed io ho aggiunto che probabilmente erano quelli che correvano più velocemente degli altri, perché più... Leggeri!!! GM


Da sinistra Sergio con il portierone del Parma Frey
Marchionni con Mario e Jacopo
 

Prendi nota e non mancare…

Il 23 Gennaio 2004 incontro
con Padre Alex Zanotelli

Prossimo finesettimana
insieme di PUNTOPACE:
17-18 Gennaio 2004


Un natale diverso?

“Un Natale diverso”. Diciamo ogni anno così. Ma innanzi tutto diverso da che cosa? Probabilmente da quello dell’anno precedente. Sta di fatto che ripetiamo ogni anno la stessa frase, come appendiamo ogni anno le stesse palline colorate all’albero di Natale. Il problema del è appunto questo e si potrebbe chiamare: ripetitività. Che cosa fare per spezzare il suo cerchio? La soluzione non è poi tanto difficile. Si può dire anzi che è alla portata di ciascuno di noi. Basta chiedersi perché e per chi è quell’addobbo natalizio, che a poco a poco ha inondato le strade, le vetrine, le nostre case, le nostre famiglie e anche la nostra vita personale. Sì, forse alla domanda “perché?” si potrebbero dare tante e differenti risposte, a cominciare da quella che dice che si fa così per tradizione e per ricordare che la nostra cultura è tutto sommato una cultura cristiana. Un tema oggi alla moda. Ma a preoccuparmi sono appunto entrambe le cose: il “tutto sommato” e la “cultura cristiana”. Proprio questa risposta rischia di oscurare l’altra importante domanda che è “per chi facciamo preparativi e preparativi?”. La risposta qui dovrebbe essere meno ambigua. Per lo meno ci obbliga a dichiarare qualcosa sul protagonista dello stesso Natale: Gesù, il Cristo, appunto. Ma chi è egli per noi, chi è per me? E perché mai quella sua scelta di venire tra gli uomini, anzi di essere uomo? Qui la mia introduzione a questo n. 7 del “puntopace” s’interrompe. Non aggiungo altro, se non nella forma della preghiera riportata qui sopra. Non aggiungo la risposta, perché ciascuno di voi che legge deve dare la sua risposta. Se Gesù è importante per te, devi sapere perché lo è e se non lo sai,devi chiedergli la luce sufficiente perché anche la tua vita, quella di ogni giorno e quella di questi giorni di festa, sia rischiarata dalla luce della natività di Gesù
(d.G.Mazzillo)

 

 Che la tua festa non abbia fine!". E' questo l'augurio, carissimi amici tutti, che vorrei rivolgervi, in alternativa al già logoro, ma che sentiremo e ripeteremo centinaia di volte in questi giorni: "Buone Feste!". Buona festa sempre!
(d.Giovanni e la redazione di .pace)


 

Ci scrive don Luigi Maggiali

Parma—Natale 2003
Carissimi amici, innanzi tutto ricambio affettuosamente gli auguri di Buon Natale e di Buon Anno. Grazie per le foto (bellissime) per l’articolo (D. Giovanni scrive sempre con sobrietà e intelligenza). Sono contento che abbiate fatto una bella esperienza a Parma, soprattutto nell’incontro con i giocatori. Ieri sera nella mia chiesa (strapiena di giocatori) il Vescovo ha celebrato la messa per tutta la squadra, per i ragazzi della Primavera, dirigenti. Un incontro bello e , spero salutare. Di nuovo grazie e auguri, un abbraccio a tutti
Don Luigi

Don Luigi Maggiali e Marchionni. Il giorno successivo alla partita Marchionni è stato convocato con la Nazionale Italiana!Gli avremo portato fortuna?...

   


Diario di un fine settimana alle Sarre


Sabato 27 settembre con qualche difficoltà organizzativa, si è riunito alla Sarre il gruppo “Punto Pace”. La sera del sabato era presente soltanto la delegazione” maschile, formata da Sergio, Antonio, Mario, Jacopo, Marco, Michele, Francesco di Catanzaro e il nostro D.J. Siamo arrivati alle Sarre alle ore 18:00 e dopo aver fatto traslocare Francesco Cristiano (abituale frequentatore delle Sarre) al piano di sotto, ci siamo sistemati nel piano superiore della casa. Sistemati i letti (operazione sempre un po’ difficoltosa per noi ragazzi, ma necessaria), ci siamo trasferiti… in cucina. Abbiamo iniziato a pelare patate. Patate e patate, l’una dopo l’altra, che insieme con i pomodori per l’insalata costituivano la nostra cena. Il difficile, quanto impegnativo lavoro di friggitorìa è stato assunto volontariamente, oltre che dallo scrivente, anche da Sergio, sotto la benevola supervisione di Don Giovanni e di Francesco. Abbiamo potuto così sperimentare un nuovo modo di frittura delle patate, a quanto pare inventato dalla famiglia Tranchino. Si tratta delle “patate a spaghetti”. La ricetta? Semplice: basta mettere la patate crude in un normale Mulinex o simili, usando il disco forato, come quello per grattugiare il formaggio. Friggendo ciò che ne fuorisce, badando di stenderlo per bene nell’olio bollente, ne derivano dei gustosissimi spaghetti... alla patata. Dopo la cena, che è stato un vero successo,abbiamo visto all’aperto “Il Postino”, celebre film di Massimo Troisi. Un film commovente e ricco di significati e di “metafore”, le immagini poetiche, il cui uso è insegnato per la prima volta a Mario (il postino) dal noto poeta Pablo Neruda. Discusso insieme il film, in un impegnativo “cineforum”, siamo andati a dormire, dopo la suggestiva preghiera della notte (la compieta) nella cappella della Sarre. Solo al risveglio, alle ore 8, del mattino dopo siamo venuti a sapere dell’ormai noto black out della corrente elettrica su tutto in territorio nazionale. Nella prima mattinata si sono unite a noi anche le ragazze del gruppo “Puntopace” (Giusy, Marta, Chiara, Biagina e Michela). Nella riunione organizzativa abbiamo preso atto che Giusy doveva lasciare il suo incarico di coordinatrice, compito finora svolto nel migliore dei modi (grazie Giusy!), perché si trasferiva a Cosenza a motivo dell’università. Ci avrebbe raggiunto spesso al fine settimana. Come coordinatore il gruppo ha eletto me, mentre Sergio è stato confermato responsabile per le pubblicazioni, il sito e il presente giornalino. Il resto del nostro incontro è stato dedicatoall’ascolto di una cassetta di Don Tonino Bello intitolata “ciò che era fin da principio”, una lettera ai catechisti, intensa e poetica, con un linguaggio forse per noi un po’ complesso, ma che dall’altra parte,ci ha lasciati estasiati dall’ espressività e dal calore che quella lettera ha dato al nostro animo. La messa successiva è stata molto sentita. Dopo il pranzo all’aperto, fatte le doverose pulizie, il gruppo si è sciolto.

Antonio Benvenuto

 

Pranzo sotto il pergolato dell'eremo delle Sarre la domenica 28/09/2003

Cinema per crescere
 

Sì, cinema d’autore, cinema che aiuta a riflettere e pertanto fa crescere. E’ stato questo il motivo principale che ci ha fatto decidere di vedere insieme alcuni film, che, dopo la proiezione, abbiamo avuto modi di discutere insieme in alcuni incontri del nostro gruppo. Alcuni di noi hanno assunto il compito di riferire su questi film. I loro interventi sono riportati qui di seguito.

 PICCOLO BUDDHA
 OVVERO: saper ascoltare la propria profondità, andando al di là
 di se stessi.

(Marco Mariano)

Tra le tante attività che svolgiamo nel Punto Pace una di quelle che seguo con maggiore interesse è il cineforum. Ultimamente il film che mi ha colpito di più è:"Piccolo Buddha". Il film è ambientato tra America e Tibet e parla di due monaci buddhisti che partono dal Tibet per ritrovare in America la reincamazione del loro maestro. Qui iniziano ad avere incontri con Jesse, il ragazzo nel quale pensano di averlo individuato, e con la sua famiglia. Il ragazzo, prendendola come un gioco, si dimostra subito interessato e Lama Norbu, quasi sottoforma di favola, gli racconta la storia di Buddha. Prima di essere chiamato Buddha, che significa “illuminato”, Siddharta — questo era il suo vero nome — era figlio di un re che non voleva che il figlio conoscesse il dolore. Un giorno però il principe decise di uscire dal suo castello e nonostante i tentativi del padre di nascondere la povertà e la sofferenza, arrivò a una strada dove trovò tanta gente povera, che non aveva alcunché nemmeno per sfamarsi. Dentro Siddharta nacque un gran senso di colpa per la vita vissuta fino a quel momento, che mista a un senso profondo di compassione, lo fece decidere ad andar via dalla reggia, per inoltrarsi nei boschi. Qui, insieme con altri asceti, inizia una vita austera, fatta di rinunce e di meditazione, allo scopo di estromettere il dolore dalla vita stessa. Dopo un po' di tempo, capisce che la via giusta da seguire non è il sacrificio, ma l’eliminazione del desiderio, che è causa di tanta sofferenza.
La storia è accolta con interessa da Jesse, che alla fine si ritrova in Tibet insieme ad altri due contendenti, che presumono anche loro di reincarnare il maestro. Sono tutti insieme quando rivivono la vicenda di Buddha che non cade nelle grandi tentazioni che volevano distoglierlo dalla sua missione. Come finisce la storia? Chi è la reincarnazione del grande maestro?“. I monaci alla fine dichiarano i due ragazzi e la ragazza reincarnazioni del loro maestro. Di questo film mi ha colpito l'umiltà e la semplicità dei monaci, che inizialmente a casa del ragazzo si siedono sul pavimento invece di stare sulle poltrone”. Inoltre non cercano di convertire nessuno. Cercano solo di esprimere il loro pensiero, cosa che mi fa capire la grande tolleranza del Buddhismo per altre religioni. Infine credo che tra Buddhismo e Cristianesimo ci siano molte analogie e tra queste, nel film, la somiglianza delle tentazioni di Buddha con quelle di Gesù.

 

 

 L'ora di religione
(Regia di Marco Bellocchio)

 Ovvero: sentire che nulla può soddisfare pienamente il cuore umano

(Michele Limongi)

Il film vede come protagonista un affermato pittore, che apprende con meraviglia la notizia di beatificazione di sua madre, morta per mano di uno dei suoi fratelli, in un momento di follia. Tale notizia lo turba, perché non avrebbe mai pensato che sua madre potesse diventare una santa, una concezione questa che gli è totalmente estranea, anche perché si dichiara ateo. Tuttavia nel suo atteggiamento non si coglie un rifiuto, ma un travaglio che lo porta a chiedersi quale sia il senso della vita. Forse già questo è sentirsi vicino a Dio, come la stessa repulsione che egli prova dinanzi alla falsità dei parenti, che vedono nella canonizzazione della madre un puro affare economico. Forse è per i primi dubbi teologici del figlioletto Leonardo, forse è per tutto questo che incomincia in lui una ricerca interiore, un po’ come capita a tutti noi. Dovremmo un po’ soffermarci ed ascoltare il nostro bisogno di ricerca, perché è questa ricerca che ci permette di trovare la strada giusta, di conoscere l’amore verso Dio e verso il prossimo, ed è quello che dà senso alla vita. Nel film è recitata una poesia molto bella, la cui frase che racchiude il vero significato di tutto è “… eppure questo non basta”. Soffermandoci su questa frase, scopriremo il succo vero della vita: qualsiasi cosa che ci offre la vita deve essere considerata importante in quanto è dono di Dio, ma nessuna ci dà la gioia totale, la serenità completa dell’amore di Dio. Il lavoro dà soddisfazioni, la fidanzata è bellissima, i soldi ci permettono di vivere, “eppure questo non basta”. Dovremmo inserire tutti i nostri interessi nella prospettiva dell’amore di Dio, un po’ come in un quadro dove il paesaggio che fa da sfondo colora, dà più rilievo ai personaggi. Sottolineo dovremmo, compreso me stesso, in quanto tale ricerca è presente in tutti noi, solo che alcuni la seguono e altri invece la respingono. Molte volte è la delusione verso Dio, pensare che Dio sia lontano, che fa scaturire in noi la repulsione a non seguire tale strada. Eppure Dio ci è vicino in ogni istante, anche nei momenti più brutti. Paragono l’opera di Dio ai segnali stradali. Noi sappiamo guidare, come nella vita siamo padroni di noi stessi e liberi, ma se talvolta sbagliamo strada, per errore, ci vengono in aiuto i segnali stradali, che ci riportano sulla strada giusta. Così Dio, ci ha dato la libertà di pensare e di agire, così come un genitore per far felice il figlio, gli concede di seguire i suoi sogni; ma è sempre lì, pronto ad aiutarci, ad indicarci la strada giusta. Dovremmo avere il coraggio di cambiare e non avere paura a lasciare quella strada che ci porta molte volte ad essere egoisti, spinti anche da futili motivi legati alla vita di ogni giorno. Dobbiamo pensare che la strada di Dio porta all’amore e alla serenità dell’animo. Penso che se uno prova ad amare il prossimo, riesce anche a trovare quella tranquillità e quella pace che è molto difficile trovare oggi.

 

E’ fuggita l'estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne' il bene ne' il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami...
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.

Le nostre attività di CINEFORUM sono continuate anche con altri due capolavori del cinema: “Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman e “Morte a Venezia” di Luchino Visconti. Ma di questo speriamo di poter parlare nel prossimo numero.

 

 

 

 

IL POSTINO
(Regia di  Michael Radford in collaborazione con Massimo Troisi)
Ovvero: come esprimersi al meglio
attraverso le immagini e la loro poesia
 

(Giusy Mazzillo)

Siamo nell’Italia del Sud, nel 1952, in una piccola isola, dove gli abitanti sopravvivono a stento con la pesca; anche il padre di Mario, il postino, è un pescatore, le cui reti sono “tristi”, per lo scarso bottino quotidiano. Il postino, arriva a far presto amicizia con il poeta Pablo Neruda, finito in esilio su quell’isola, con un legame che diventerà sempre più profondo, tanto che Neruda finirà poi di fare di Mario il suo confidente personale e gli insegnerà persino la sua arte, aiutandolo a conquistare la bellissima Beatrice. Il finale è molto doloroso perché la morte del postino del film purtroppo coincideva realmente alla morte prematura del grande attore napoletano. L’idea di girare “IL POSTINO” era stata di Massimo Troisi, che dopo aver letto il libro di Skarmera “Il postino di Neruda”, aveva voluto tradurlo in un film. Le riprese sono iniziate nell’autunno 1993 a Pantelleria e poi sono proseguite e Salina e Procida. Il film non è particolarmente fedele al romanzo, soprattutto nel finale che è completamente rivoluzionato. E’ un film, come dicevo, triste ma bello, lento e profondo e questo potrebbe anche bastare. Racchiude in sè il valore della poesia come quello del cinema e della cultura: ci fa riscoprire la poesia come metafora di leggibilità del mondo e come modo diverso di vedere le cose. Il film, oltre alla spontaneità e semplicità del magnifico Troisi, si fa ammirare anche per la magistrale interpretazione di Noiret, nelle vesti di Neruda, e della Cucinotta, che interpreta Beatrice la donna amata da Mario. Ha dei paesaggi indimenticabili, che vengono delineati da momenti di altissima poesia. Inoltre non si può parlare del “postino” senza spendere due parole sul grande Massimo Troisi, un personaggio fantastico, che come attore non è mai appartenuto a nessun genere, ma soltanto a se stesso. Possedeva una napoletanità calda e generosa, candida e patetica. Egli non compiange mai il napoletano nei suoi film, presenta, sì, i suoi problemi, ma ci dice che sono risolvibili e che bisogna darsi da fare per superarli. Con il suo umorismo semplice ci fa tornare bambini e ci fa abbandonare alla risata liberatoria, quella per cui almeno per un attimo riusciamo a dimenticare tutti i nostri guai. I suoi personaggi appartengono al mondo giovanile napoletano, sono personaggi rubati alla realtà, ma sembrano fatti apposta per far risaltare le doti comiche di Massimo. Troisi era dunque così: napoletano ed italiano allo stesso tempo, riusciva ad usare indifferentemente le lingue, il dialetto, i gesti, il silenzio, l’allegria e la tristezza per esprimere un concetto e le sue senzazioni.