Emmaus... un'immagine tutta da meditare, per tutti noi

Emmaus - Ein  für uns alle sehr bedeuntendes Bild

                               


(*) www.abtei-kornelimuenster.de/spirituelles/Emmaus%202%20%282010%29.htm.

 

Si riporta qui l'Immagine di Janet Brooks Gerloff, sui discepoli di Emmaus, che camminano con accanto la figura appena intuibile di Gesù(*).

La rilettura dell’immagine di Emmaus che si trova all’abbazia benedettina di Aachen* solleva proprio questa domanda, una domanda che ci riguarda tutti. Come è spiegato dalla didascalia, i discepoli non sono figure splendenti di luce, ma come dei negativi scuri. Ciò che è buio in loro risalta nella luce. “L’uomo vecchio” li ha riconquistati, perché è difficile per loro farsi illuminare dalla luce di Gesù, conosciuta precedentemente. Non lo vedono più, perché lo hanno smarrito nella loro tristezza. Camminano, ma verso dove? Nell’immagine non si intravedono né la strada, né il rifugio di Emmaus. Sembra che si siano smarriti. E tuttavia proprio in questo avanzare senza meta, Gesù viene loro incontro e li accompagna, passo dopo passo, offrendo loro l’inizio di una nuova strada, il principio di un nuovo modo di pensare. Li ri-chiama alla fede, rileggendo ciò che era accaduto come storia di salvezza. Ciò riscalda il loro cuore, ma non apre ancora i loro occhi. Fino a quando resteranno ciechi? Fino a quando la loro “frantumata realtà”, cioè la loro storia personale e comunitaria, non si ricomporrà, riconciliandosi nello spezzare il pane da parte di Gesù. Lo stesso vale per noi. Come Chiesa e come singoli neanche noi saremo capace di vederlo, fino a quando i frantumi delle nostre storie non si ricomporranno in quell’unica sorte storica che ci salva, proprio grazie all’eucaristia che è lo spezzare il pane.
L'immagine mi è stata inviata da Hermann-Josef Wienken, da Neuss, che così ha scritto: 

Caro Giovanni, cari visitatori!

Quest'immagine è diventata molto importante per me, a motivo del mio lavoro presso l'ospizio della Caritas di  Düsseldorf (cf. http://caritas.erzbistum-koeln.de/duesseldorf_cv/pflege/hospiz.html), una casa di accoglienza per malati terminali, che vengono così accompagnati nell’ultimo tratto del loro percorso di vita, affinché possalo viverlo con dignità e serenità fino al loro trapasso. L’immagine esprime ciò che ci tocca da vicino:

• accompagniamo qui i moribondi come i loro familari, restando accanto a loro; adattandoci al  loro ritmo, mentre si confrontano con la caducità della vita, il trapasso, la morte. 

• Cerchiamo di trasmettere loro il fatto che non sono soli sulla loro strada: siamo con loro, per loro.

 • Insieme affrontiamo le paure e le incertezze sulla vita che li attende...

• Forse per i nostri ospiti di questo ricovero Dio è avvertibile solo attravverso contorni molto sottili; non siamo in grado né abbiamo bisogno di dipingelo compiutamente; ma ancora possiamo trovare un sostegno in lui - come se la persona di destra mettesse la mano sulla spalla dell’altra disegnata solo nei contorni, e così la toccasse per trovare in questo contatto il sostegno e il senso della direzione da seguire ...

• Forse qualcuno può trovare sostegno e forza in qualcos’altro, che non è meglio descrivibile, ma si può avvertire solo nei contorni ...

 • E proprio coloro che sono prossimi alla morte sono coloro che ci precedeno ... – noi li seguiremo – noi camminiamo già nella stessa direzione...

Hier ist das Bild von Janet Brooks Gerloff zu sehen mit den Jüngern nach  Emmaus, die Jesus  nur von den  Umrissen erkennbar begleutet (*).

Die Betrachtung des Emmausbildes aus dem Benediktinerkloster in Aachen* stellt genau diese Frage, die uns alle angeht. Wie der Begleittext erklärt,  sind die Jünger  „keine herrlichen Lichtgestalten, sondern schwarze Negative. Was in ihnen dunkel ist, steht grell im Licht. Der „alte Mensch“ hat sie zurückerobert»», weil es ihnen schwer fällt, das Licht Jesu leuchten zu lassen, das sie zuvor erfahren hatten. Sie sehen ihn gar nicht mehr, weil sie ihn in ihrer Traurigkeit verloren haben. Sie gehen einfach - aber wohin? Im Bild selbst ist weder irgendein Weg noch die Emmausherberge zu sehen. Es sieht so aus, als ob sie sich verlaufen hätten. Und trotzdem: gerade in ihrem ziellosen Wandern trifft und begleitet Jesus sie Schritt für Schritt und verschafft ihnen den Anfang eines neuen Weges, einer neuen Denkweise. Er ruft sie wieder zum Glauben, indem er ihnen das, was sich als Heilsgeschichte ereignet hatte, nochmals erklärt. Das erwärmt schon ihre Herzen, öffnet aber noch nicht ihre Augen. Wie lange noch werden sie blind bleiben? Bis ihre „gebrochene Wirklichkeit“ – eigentlich ihre persönliche und zwischenmenschliche Geschichte - mit der Leidens- und Auferstehungsgeschichte Jesu sich im Brot-Brechen versöhnt. Dasselbe gilt für uns. Als Kirche und als einzelne Christen werden wir ihn solange übersehen, bis wir unsere gebrochene Geschichte in ein einziges und darum rettendes Schicksal – dank dem Teilen des Brotes – zusammenführen.   

Das Bild wurde ich von Hermann-Josef Wienken aus Neuss geschickt, der so schrieb:

Lieber Giovanni, liebe Besucher!  

Für meine Arbeit im Hospiz der Caritas in Düsseldorf (http://caritas.erzbistum-koeln.de/duesseldorf_cv/pflege/hospiz.html), einer Herberge für sterbenskranke Menschen, die auf ihrer letzten Wegstrecke begleitet werden, damit sie in Würde und Frieden bis zu ihrem Tod leben können, ist mir dieses Bild sehr wichtig geworden. Es drückt aus, worum es uns geht:

·      Wir begleiten dort die Sterbenden wie ihre Angehörigen, sind neben ihnen; wir passen uns ihrem Tempo an in der Auseinandersetzung mit Endlichkeit, Sterben, Tod.

·      Wir versuchen ihnen zu vermitteln, dass sie auf ihrem Weg nicht alleine sind: wir sind mit ihnen, bei ihnen.

·      Wir halten Ängste und Unsicherheiten über den weiteren Weg miteinander aus...

·      Vielleicht ist für unsere Gäste im Hospiz auf ihrem schweren Weg (für uns?) Gott nur in feinen Umrissen spürbar; wir können und brauchen ihn uns nicht auszumalen; aber trotzdem können wir an ihm Halt finden - so wie die rechte Person ihre Hand an die Schulter der nur in Umrissen gezeichneten Person legt, sie also berührt und in diesem Kontakt Halt und Richtung findet...

·      Vielleicht kann jemand in etwas anderem, nicht näher beschreibbarem, nur in Umrissen erkennbarem, Halt und Kraft finden...

·      Und es sind die Sterbenden, die uns nur vorausgehen... - wir werden ihnen nachfolgen...wir gehen ja schon in die gleiche Richtung...