Giovanni Mazzillo

Perché contro la guerra?
Traccia della Relazione al convegno di Cittadella del Capo 12.01.03

1) Le guerre hanno motivi reali e motivi fasulli, questa paventata contro l’Iraq li evidenzia tutti

Per la guerra che si sta preparando in Iraq Bush e i suoi uomini stanno portando diversi motivi, che sono solo pretesti. Non per nulla cambiano in continuazione. Eccone alcuni: la lotta al terrorismo, la difesa da armi di distruzione di massa (finora non trovati), la difesa di “valori” che sarebbero tipici dell’Occidente e che sarebbero negati altrove, in particolare in Iraq. Tra questi la difesa dei diritti umani (contro la dittatura), la libertà, la democrazia ecc. A una più attenta considerazione, tali “valori” risultano essere più che valori, modalità di vita “occidentali”. Sono il liberismo, il consumismo, il progresso tecnico indefinito e senza limitazioni di sorta. Dei famosi valori della rivoluzione francese, libertà, uguaglianza e fraternità è finanche troppo evidente che sono collegati alla libertà del traffico e del commercio, con l’imposizione delle regole da parte dei più “potenti”. Quanto alla fraternità, la domanda seria è: Ci crede ancora qualcuno? In tutto ciò una carenza grave si è evidenziata, fino a diventare drammatica. Che ne è del diritto umano fondamentale ad essere informati “obbiettivamente”? L’informazione sembra trainata dalla volontà di trasmettere ancora una volta la dottrina dell’inevitabilità della guerra. Si è arrivati a teorizzare l’insostenibile: la legittimità della guerra preventiva, quella da condurre nel caso l’altro costituisca una grave e reale minaccia per la propria nazione.

A fronte della macchina pubblicitaria a favore della guerra, che cosa smentisce gli eventuali valori, di cui gli USA sarebbero difensori e portatori? Intanto la disinformazione. Poi l’affamare i più poveri, attraverso lunghi e insopportabili embarghi, la distruzione dei civili e di strutture essenziali, il boicottaggio di politiche di tutela dell’ambiente, l’appoggio dato a non poche altri dittatori passati e recenti per motivi economici.

Al punto che un vescovo americano smentisce i falsi valori decantati e smaschera il pretesto della difesa della libertà e quello di dover difendere l’umanità e la nostra stessa civiltà. È mons. Bowman, vescovo in Florida, la cui denuncia si potrebbe riassumere con le sue stesse parole: "siamo bersaglio del terrorismo perché sosteniamo tutte le dittature".

Ecco alcuni stralci del suo testo:

«Racconti la verità al popolo, signor Presidente, sul terrorismo (…) Nessun sistema di Guerre Stellari (non importa quanto siano tecnologicamente avanzate né quanti miliardi di dollari vengano buttati via con esse) potrà proteggerci da un'arma nucleare portata qui su una barca, un aereo, una valigia o un'auto affittata. Nessuna arma del nostro vasto arsenale, nemmeno un centesimo dei 270 miliardi di dollari spesi ogni anno nel cosiddetto "sistema di difesa" può evitare una bomba terrorista. Questo è un fatto militare (…) Signor Presidente, lei non ha raccontato al popolo americano la verità sul perché siamo bersaglio del terrorismo quando ha spiegato perché avremmo bombardato l'Afghanistan e il Sudan. Lei ha detto che siamo bersaglio del terrorismo perché difendiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani nel mondo. Che assurdo, signor Presidente! Siamo bersaglio dei terroristi perché, nella maggior parte del mondo, il nostro governo difende la dittatura, la schiavitù e lo sfruttamento umano. Siamo bersaglio dei terroristi perché siamo odiati. E siamo odiati perché il nostro governo ha fatto cose odiose. Abbiamo fatto questo in Iran quando i marines e la Cia deposero Mussadegh perché aveva intenzione di nazionalizzare il petrolio. Lo sostituimmo con lo scià Reza Pahlevi e armammo, allenammo e pagammo la sua odiata guardia nazionale Savak, che schiavizzò e brutalizzò il popolo iraniano per proteggere l'interesse finanziario delle nostre compagnie di petrolio. Dopo questo sarà difficile immaginare che in Iran ci siano persone che ci odiano? Abbiamo fatto questo in Cile. Abbiamo fatto questo in Vietnam. Più recentemente, abbiamo tentato di farlo in Iraq. E, è chiaro, quante volte abbiamo fatto questo in Nicaragua e nelle altre Repubbliche dell'America Latina? Una volta dopo l'altra, abbiamo destituito dirigenti popolari che volevano che le ricchezze della loro terra fossero divise tra il popolo che le ha prodotte. Noi li abbiamo sostituiti con tiranni assassini che avrebbero venduto il proprio popolo per ingrassare i loro conti correnti privati attraverso il pagamento di abbondanti tangenti affinché la ricchezza della loro terra potesse essere presa da imprese come la Sugar, United Fruits Company, Folgers e via dicendo. Di Paese in Paese, il nostro governo ha ostruito la democrazia, soffocato la libertà e calpestato i diritti umani. È per questo che siamo odiati intorno al mondo. Ed è per questo che siamo bersaglio dei terroristi. Il popolo canadese gode di democrazia, di libertà e diritti umani, così come quello della Norvegia e Svezia. Lei ha sentito mai dire che un'ambasciata canadese, svedese o norvegese siano state bombardate? Noi non siamo odiati perché pratichiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani. Noi siamo odiati perché il nostro governo nega queste cose ai popoli dei Paesi del terzo mondo, le cui risorse fanno gola alle nostre corporazioni multinazionali. Quest'odio che abbiamo seminato si ritorce contro di noi per spaventarci sotto forma di terrorismo e, in futuro, terrorismo nucleare. Una volta detta la verità sul perché dell'esistenza della minaccia e della sua comprensione, la soluzione diventa ovvia. Noi dobbiamo cambiare le nostre pratiche. Liberarci delle nostre armi (unilateralmente, se necessario) migliorerà la nostra sicurezza…» (Fonte ADISTA n°85 del 30 novembre 2002).

2) I veri motivi delle guerre hanno nomi precisi.

Si chiamano petrolio, oro, diamanti, pietre preziose, coltan (componente essenziale per telefonini, aerei e PlayStation2) [vedi www.kontrokultura.org/archivio2001/138/coltan.html].

Ciò smentisce gli accoliti delle guerre, che invece ne teorizzano l’ineluttabilità. Due esempi in contesti diversi, ma che alla fine giustificano le scelte di Bush: Luttwak e Gianni Baget Bozzo.

In realtà si tratta della difesa di un modello di vita che diventa ogni giorno più insostenibile. Basti pensare che in base alle stime fatte, un americano consuma quanto 20 cinesi; ogni americano produce 20 tonnellate di anidride carbonica all’anno. Tutto ciò in un contesto in cui il 20 % della popolazione della terra detiene l’86 % della ricchezza mondiale. Si afferma spesso che il progresso porterà tuttavia benessere per tutti. È un dogma liberista smentito ogni anno di più dai fatti. Dal 1970 la ricchezza dei pochi è aumentata del 17 %, la povertà si è moltiplicata e intensificata a dismisura. Si calcola che 3 miliardi di esseri umani abbiano una qualche abitazione, ma senz’acqua e senza luce elettrica. Perfino in Italia si calcola che ci sono 7 milioni di poveri, sebbene non in una povertà assoluta. E nonostante ciò, si tenga anche presente nella riflessione che per fornire l’acqua a tutti coloro che ne soffrono la penuria, basterebbe ciò che in Italia si spende di gelati in un anno; per vincere l’analfabetismo basterebbe ciò che negli Stati Uniti si consuma per cosmetici.

In realtà ai cambiamenti strutturali relativi anche all’inquinamento provocato dai motori a scoppio e altri prodotti si oppongono interessi economici fortissimi, che determinano anche la politica e con essa i grandi mezzi di comunicazione di massa. Sono il petrolio e le grandi compagnie, le multinazionali e le lobbies di potere finanziario che determinano le scelte politiche e non le scelte politiche che determinano l’utilizzo delle risorse e delle tecnologie meno inquinanti. Lo sviluppo e l’impiego delle risorse energetiche alternative sono per questo bloccate.

3) Non c’è mai guerra giusta, oggi meno che mai

Quando nel passato si parlava della legittimità di qualche guerra (erroneamente chiamata “guerra giusta”) si argomentava dalla legittima difesa. Si diceva: come il singolo ha il diritto di difendersi anche colpendo l’altro, quando non sia possibile fermarlo diversamente, così una nazione ha diritto di difendersi anche colpendo l’altra, quando non sia possibile un’altra soluzione. La guerra era ammessa anche da S. Tommaso solo nel caso di una difesa in questi termini e con molte riserve. Tra queste: a dichiarare la guerra doveva essere l’autorità legittima, si richiedeva una proporzione tra difesa e offesa, la difesa armata era un’extrema ratio, si escludeva la volontà di odiare il “nemico”.

Anche ammettendo la validità di questo modo di ragionare, che da S. Tommaso, con alcuni aggiustamenti è passato ai trattati di etica sociale, occorre comunque convenire su un fatto: le guerre moderne non sono più tra militari e per la difesa, ma coinvolgono un numero altissimo di civili (fino a far parlare del 97 % contro il 7 % di militari). Sono guerre distruttive, per la natura stessa delle armi e per la filosofia che ne giustifica l’utilizzo. Dopo la prima guerra mondiale, che aveva già visto ingigantirsi il numero delle vittime civili, dei feriti, mutilati, delle distruzioni di massa, l’atomica si può dire che rappresenta l’anticreazione: mira a distruggere tutti e tutto. Non per un incidente, ma per la stessa sua natura e per la progettualità distruttiva (che diventa anche autodistruttiva) che l’ha giustificata.

4)Che cosa fare?

Oltre a mobilitarsi per sensibilizzare sempre più se stessi e gli altri (sottoscrizioni, fiaccolate, convegni ecc.), occorre agire in ogni caso contro la guerra e contro tutte le altre possibili guerre, intervenendo e insegnando a intervenire contro le sue ragioni.

Occorre pertanto agire contro il consumismo, la disinformazione, lo sfruttamento, il liberismo, il falso concetto di aiuto dei paesi poveri. Tra l’altro occorre  informarsi e informare sui vincoli che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale pongono come condizioni per gli aiuti ai governi dei paesi poveri. Tra questi gli aggiustamenti strutturali, che significano non impedire la proliferazione del libero mercato e la privatizzare della sanità e dell’istruzione.

Occorre intervenire, sensibilizzando e ritirando il proprio eventuale conto dalle banche armate, quelle attraverso le quali passano le transazioni nel commercio delle armi. Quelle maggiormente coinvolte sono la BIPOP Carire SPA (con il 19,39 %): la BNL 17,13 %, la Banca di Roma (11,70 %); il Credito Italiana (8,97 %); il Gruppo bancario San Paolo IMI (8,00 %) INTESA ABCI SPA Banca Commerciale Italiana (6,88 %), Banca Intesa - Banco Ambrosiano Veneto (3,36 %), Monte dei Paschi di Siena (2,36).

Contro la disinformazione,  informazione a favore degli impoveriti:

-            Chiedersi non solo perché, ma per chi studiamo, agiamo e lavoriamo, per quale progetto di società?

-            Informarsi e informare gli altri con la contro-informazione (informazione libera e non controllata dai centri di potere finanziari, politici, mediatici). Smascherare la disinformazione televisiva e di altri;

-            Crescere e far crescere con la consapevolezza critica ed autocritica.

Contro il modello di sviluppo generatore di guerre:

-            Favorire progetti e prodotti alternativi: nelle fonti energetiche, in ciò che inquina di meno; coltivando una coscienza ecologica.

-            Contro il consumismo:

= Praticare il boicottaggio e il consumo critico (contro Nike, Riboc, Fiat, ecc. che favoriscono sfruttamento, lavoro minorile, condizioni di lavoro nocive ecc.);

= Essenzialità come scelta politica: Ridurre, riparare, riutilizzare, riciclare.

Consumi collettivi (un’automobile per più persone, mezzi pubblici ecc.)

- RESISTERE (contro il potere e le sue forme);

- DESISTERE (Tirarsi fuori per quanto è possibile dal sistema ingiusto – per un sistema equo e solidale);

- PROGETTARE (vedi sopra).

Conclusione

Vale riflettere per noi cristiani su ciò che a proposito del nostro consumo acritico diceva un padre gesuita “leggiamo il Vangelo come se non avessimo nulla, utilizziamo i nostri soldi come se non avessimo letto il vangelo”; per gli altri occorre riflettere su un adagio simile: “se vogliamo un altro mondo possibile, cominciamo a renderlo reale, utilizzando diversamente i nostri soldi”.