G. Mazzillo - “Giustizia e pace si baceranno”. Ritiro della Comunità parrocchiale di Cirella in preparazione al Natale. Scalea (Trinità) 15/12/2002

1)      Un salmo che scambia le parti?

Il titolo della meditazione, che campeggiava anche sullo striscione del balcone di Cosenza, in occasione della manifestazione contro gli arresti dei new global, è tratto dal  salmo 85. Dopo aver parlato del ritorno degli esiliati nella terra promessa, il salmo continua:

[7 Non tornerai tu forse a darci vita, perché in te gioisca il tuo popolo? [8 Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza. [9 Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore. [10 La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra. [11 Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. [12 La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. [13 Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto. [14 Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza.

 Il verso da cui partiamo è l’11°. Parla dell’incontro della misericordia e della verità, della giustizia e della pace. Formando un parallelismo incrociato, si può tracciare una prima equivalenza, del tipo: la misericordia sta alla verità come la pace sta alla giustizia. La misericordia, come la pace, è certamente un dono. Entrambe provengono da Dio. Tutto ciò è espresso dalle parole che dicono:

«Egli (Dio) annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore.  La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra».

Tuttavia, negli stessi versi si coglie anche il pensiero che tali doni non sono scontati né si possono realizzare sulla terra senza la collaborazione umana. La misericordia richiede infatti pentimento, la pace esige la giustizia. È vero, anche questi ultimi, il pentimento e la pace, non sono realtà solo e semplicemente umane. Sono pur sempre risposte all’azione della grazia.

Sono tuttavia il frutto di una collaborazione piena, di un’armonia, di una riconciliazione, tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e i suoi simili ed infine tra l’uomo e la natura. In quanto tali, sono un incontro. Diventano realtà che coinvolgono Dio e l’uomo, il cielo e la terra. 

Tra la misericordia e la verità l’incontro è annunciato come incontro futuro. Anzi la giustizia e la pace si baceranno: ciò significa che saranno due realtà così vicine tra loro come due innamorati o meglio come uno sposo e una sposa. La verità, che sembra una realtà imparentata con Dio, che anzi in Gesù nel Vangelo si identifica con Dio stesso («Io sono la vita la verità e la vita»), si dice che germoglierà dalla terra. Viceversa, la giustizia che, pur essendo una caratteristica di Dio, è una realtà che qui riguarda i rapporti tra gli uomini, si dice che proviene dal cielo:

«misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, la verità germoglierà dalla terra e la giustizia di affaccerà dal cielo» (Sal 85,11‑12).

Si tratta di una specie di scambio delle parti? Ciò che è di Dio verrà dalla terra e ciò che è dell’uomo verrà dunque dal cielo? A questa interessante domanda risponde la storia dell’incarnazione del Figlio di Dio nel nostro mondo.

2) Gloria in cielo e pace in terra 

Intanto pace e giustizia sono un binomio tipico dei i tempi in cui Dio realizza le sue promesse messianiche. È noto il testo di Isaia che descrive la pace come frutto della giustizia:

«Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del diritto una perenne sicurezza. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri, anche se la selva cadrà e la città sarà sprofondata. Beati voi! Seminerete in riva a tutti i ruscelli e lascerete in libertà buoi e asini» (Is 32,16-20).

Se, a come sembra, la pace riguarda qui i rapporti tra gli uomini, occorre subito dire che il profeta esprime la preoccupazione che qualcuno possa invocare la pace solo come alibi o come copertura delle ingiustizie. Non può essere così. Non ci può essere pace ingiusta. La pace scaturisce dal ristabilimento della giustizia e non può essere un concordiamo superficiale che lascia immutate le situazioni opprimenti. Del resto anche la stessa parola  pace, lo shalom, indica un benessere complessivo dell’uomo, incluso un suo essere bene, cioè una sua onestà e lealtà, un rendere a ciascuno quanto gli spetta per diritto, oltre che un interessarsi di coloro che hanno bisogno di aiuto e di solidarietà.

Il pensiero di Isaia «effetto della giustizia sarà la pace» si può mettere in rapporto con un pensiero che troviamo anche nell’apostolo Giacomo, che inverte i termini e dice: «un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace» (Gc 3,18). Non si tratta di una contraddizione, ma si vuole sottolineare un rapporto così stretto tra pace e giustizia da farne una realtà inscindibile.

La sintesi sarà operata, ancora una volta dal Messia, di cui si dice nel salmo 72:

«Regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine. Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l'oppressore. (Sal 72,3‑4).

È un pensiero presente, sebbene con altre parole nel profeta Zaccaria, che scrive:

«Ecco, io salvo il mio popolo dalla terra d'oriente e d'occidente: li ricondurrò ad abitare in Gerusalemme; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio, nella fedeltà e nella giustizia […] È un seme di pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada: darò tutto ciò al resto di questo popolo». (Zc 8,7‑8.12).

La pace è in conclusione opera del messia, che nel suo primo discorso dirà: «Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Proclamerà così l’arrivo del regno di Dio, che si realizza per l’opera di lui e la collaborazione dei suoi figli: i facitori di pace (gli eirenepoioi). Sono anche coloro che hanno fame e sete di giustizia, che piangono per le oppressioni nel mondo, sanno perdonare ed hanno il cuore trasparente.

Ritroviamo qualcosa di simile in San Paolo, che invitava i cristiani con queste parole: «diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole» (Rm 14,19).

3) Un mondo di pace richiede una prassi di giustizia

La vera pace non può sopportare le oppressioni, né convivere con l’ingiustizia. Così succede solo con le false promesse di pace dei potenti. Gesù non si rivolge ai potenti perché realizzino la pace con le armi o continuino a praticare l’ingiustizia. Si rivolge agli oppressi, quelli che la Parola di Dio aveva preannunciato come i fondatori di una società nuova:

«Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna; perché egli ha abbattuto coloro che dimoravano in alto; la città eccelsa l'ha rovesciata fino a terra, l'ha rasa al suolo. I piedi la calpestano, i piedi degli oppressi, i passi dei poveri» (Is 26,4‑6).

È lo stesso tema che ritroviamo in Maria di Nazareth, che esclama:

«Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi» (Lc 1,51-53).

Si tratta di una pace che realizza la giustizia e proclama l’inconsistenza dei potenti e delle false preghiere, come avevano detto già i profeti, come, ad esempio, Geremia:

«Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo! Poiché, se veramente emenderete la vostra condotta e le vostre azioni, se realmente pronunzierete giuste sentenze fra un uomo e il suo avversario; se non opprimerete lo straniero, l'orfano e la vedova, se non spargerete il sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia altri dei, io vi farò abitare in questo luogo, nel paese che diedi ai vostri padri da lungo tempo e per sempre» (Ger 7,3-7).

Gesù appare nel Vangelo come colui che realizza le profezie. Denuncia le ingiustizie ad annuncia un mondo nuovo e un nuovo modo di vivere. Ciò non sarà senza problemi. Tanto che deve chiarire che la sua non sarà una pace fittizia e senza contrasti:

«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione” (Lc 12, 49-51).

Tuttavia egli realizza e porta la pace, quella preannunciata da Isaia:

 «Un bimbo è nato per noi, c'è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno che egli viene a consolidare e a rafforzare con il diritto e la giustizia» (Is 9,5‑6);

quella descritta da Zaccaria, che afferma che il messia farà scomparire le armi e gli eserciti:

«Ecco viene a te il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina. Farà sparire i carri (di guerra) da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l'arco da guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle genti»(Zc 9,9-10).

Per questo nella nascita di Gesù si canta «gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14), e nel suo ingresso in  Gerusalemme si proclama :

«Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!» (Lc 19,38).

È un compito anche dei discepoli, chiamati a partecipare all’opera messianica, secondo la consacrazione del messia e dei cristiani:

«… mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. (Lc 4,16‑19).

La pace deve essere sposata con la giustizia anche per noi cristiani, nell’annuncio di un mondo senza armi. «Se vuoi la pace, prepara la pace e formati ad essa». Contro gli armamenti, espressione di ingiustizia già nella loro fabbricazione, per le folli spese che comportano, contro la globalizzazione dell’ingiustizia e per la globalizzazione dei diritti. A favore della la natura e nell’impegno per l’accoglienza dei diversi.