L’eucaristia mistero d’amore che svela il senso della Parola data a mangiare*

1) Brano di partenza Ger 15,16: «Quando le tue parole vennero le mangiai; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio  cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio dell’universo».

Contesto: Si tratta di un altro dialogo con Dio (cf. Ger 11,18-12,5 ), al culmine  di una crisi esistenziale. Anche in questo caso, come in Ger 12,5, Dio consola alla su maniera: proclama che colui che ha scelto è destinato a cose più grandi: «Se, correndo con i pedoni, ti stanchi, come potrai gareggiare con i cavalli? Se non ti senti al sicuro in una regione pacifica, che farai nella boscaglia del Giordano?». C’è bisogno di una nuova conversione, che inizia da un nuovo ascolto, una manducazione della Parola, che rinvigorisce e restituisce la gioia nella missione di chi porta il nome di Dio».

Sintesi: Parole speciali  /  Che ci vengono incontro:  /  parole da mangiare  /  che diventano gioia e letizia del cuore  /  per quanti portano il nome del Signore  / 

Parole speciali: tra le tante parole umane le Parole di Dio. Tra esse alcune sono straordinarie: momenti di grazia e di soccorso. Sono parole che vengono da Dio verso l’uomo: Dio alla ricerca dell’uomo. Se l’uomo si mette alla ricerca di Dio le parole si incontrano. La Parola di Dio soccorre le nostre povere parole umane.

Parole che vengono incontro: la parola non solo è pronunciata, ascoltata, scritta, o tagliuzzata e bruciata come fa Ioiakìm  re  di  Giuda con il testo scritto dallo scriba Baruc sotto dettatura di Geremia (Ger 33,23-26). Chi fa come quel re di Giuda sarà distrutto. Chi conserva la Parola di Dio, sarà mantenuto in vita. Chi deflette o si allontana da quella Parola, sperimenta la crisi: prende la via opposta a quella che va verso l’incontro.

Parole da mangiare - Ez 3,1-4: «Mi disse: “Figlio dell'uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d'Israele”. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell'uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: “Figlio dell'uomo, và, recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole”. Cf. Ap 10,8-11.

Mangiare per sfamarsi anche con i pani del tempio: Mt 12, 3-4: «Ed egli rispose: “Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?”».

Mangiare perché il pane dell’afflizione diventi pane di vita e di gioia

Pane dell’afflizione - Dt 16, 2-3 «Immolerai la pasqua al Signore tuo Dio: un sacrificio di bestiame grosso e minuto, nel luogo che il Signore avrà scelto per stabilirvi il suo nome. Non mangerai con essa pane lievitato; per sette giorni mangerai con essa gli azzimi, pane di afflizione perché sei uscito in fretta dal paese d'Egitto; e così per tutto il tempo della tua vita tu ti ricorderai il giorno in cui sei uscito dal paese d'Egitto» (gli azzimi sono detti unicamente in questo testo «pane di afflizione» o di miseria).

Pane di gioia. Mangiare la pasqua è al contrario mangiare per celebrare la liberazione e recuperare la vita. Capovolgimento di Gen 3,21 (« Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!») in ciò che anticipa l’Apocalisse 22,2: «In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni».

Gesù mangia la pasqua con i suoi per operare questo capovolgimento - Lc 22, 15-18: «e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”» (su mangiare la Pasqua cf. 2Cr 30,18; Mt 26,17; Mt 26,21; Mc 14,22; Lc 22,15; Gv 18,28).

Dalle Parole mangiate alla Parola che si dà a mangiare - Nella lotta per la sopravvivenza si può mangiare ed essere mangiati. Ciò avviene tanto a livello di storia dei popoli che all’interno dello stesso popolo. Sicché i nemici divorano Israele: Is 9,11 «(sono i suoi nemici:) gli Aramei dall'oriente, da occidente i Filistei che divorano Israele a grandi morsi» (Cf. Is 49,21; Ger 10,25; Ger 30,16; Ger 50,17; 51,34; Lm 2,16). Lo stesso popolo di Dio può essere divorato nella sua carne: Mi 3,2-4: «”Nemici del bene e amanti del male, voi strappate loro la pelle di dosso e la carne dalle ossa”. Divorano la carne del mio popolo e gli strappano la pelle di dosso, ne rompono le ossa e lo fanno a pezzi come carne in una pentola, come lesso in una  caldaia. Allora grideranno al Signore, ma egli non risponderà; nasconderà loro la faccia, in quel tempo, perché hanno compiuto cattive azioni».

Ma nello stesso popolo di Dio si assiste allo spettacolo di veder mangiare i poveri dai ricchi - Pv 30,14: «C'è gente i cui denti sono spade e i cui molari sono coltelli, per divorare gli umili eliminandoli dalla terra e i poveri in mezzo agli uomini» (Gb 19,22;Is 9,11); Sal 14,4:  «Non comprendono nulla tutti i malvagi, che divorano il mio popolo come il pane?»; Sir 51,3: «(mi hai liberato) dai morsi di chi stava per divorarmi, dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita, dalle molte tribolazioni di cui soffrivo». I poveri sono divorati di nascosto: Ab 3, 14 «Con i tuoi dardi hai trafitto il capo dei suoi  guerrieri che irrompevano per disperdermi con la gioia di chi divora il povero di nascosto». Così sono anche mangiate le case delle vedove dai farisei, uomini del formalismo religioso (Mc 12,40). Si può persino mangiare la carne dei propri cari, per riti religiosi aberranti, mangiando se stessi come in Sap 12,5-6: «Questi spietati uccisori dei loro figli, divoratori di visceri in banchetti di carne umana, iniziati in orgiastici riti, genitori carnefici di vite indifese...»; oppure per fame, perché stretti dall’assedio come in Lm 2,20. Infine si può mangiare se stessi, corrodendosi da soli come lo stolto di Qo 4,5: «Lo stolto incrocia le braccia e divora la sua carne».

Ma si può anche mangiare non solo il banchetto di Dio (Is 25,6), ma anche Il pane degli angeli di Sal 78,23-25:  «Comandò alle nubi dall'alto e aprì le porte del cielo; fece piovere su di essi la manna per cibo e diede loro pane del cielo: l'uomo mangiò il pane degli angeli, diede loro cibo in abbondanza» (cf. Gv 6,31 Sap 16,20;1Cor 10,3; Sal 105,40;Dt 8,3).

Gesù rovescia ogni altro rapporto con il cibo finora visto: diventa pane mangiato dai poveri, anziché mangiare costoro. Dà se stesso da mangiare per riaggregare il popolo di Dio e dare la sua vita a coloro che egli ama. Dà la sua carne, pio pellicano, per non lasciare morire i suoi: Gv 6,51: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e  il  pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». (Mt 26,26; Gv 6,53s; 1Cor 11,26s; 1Cor 11,29). Mangiare la parola di Dio come si diceva per Geremia, per Ezechiele e per l’autore dell’Apocalisse, è per noi qualcosa di reale: è nutrirsi della Parola diventata uomo, del Dio fattosi carne: carne e pane per la vita del mondo. Sintesi interconnessione inscindibile tra Parola e Pane eucaristico: mangiare la Parola e ascoltare il Pane parlare.

 

L’eucaristia che ci assimila a Cristo mentre ci avviciniamo alla patria (2^ meditazione)

Testi di partenza

GV 6,48-51

«Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e  il  pane  che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Lc 22,19-20

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

1Cor 11,24c-27

«...lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga».

 

 

Dall’esilio cercare ancora: Dt 4, 27-31 «Il Signore vi disperderà fra i popoli e non resterete più di un piccolo numero fra le nazioni dove il Signore vi condurrà. Là servirete a dei fatti da mano d’uomo, dei di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano. Ma di là cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. Con angoscia, quando tutte queste cose ti saranno avvenute, negli ultimi giorni, tornerai al Signore tuo Dio e ascolterai la sua voce, poiché il Signore Dio tuo è un Dio misericordioso; non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurata ai tuoi padri».

Dio continua a cercarci, offrendoci il corpo di Cristo (che è dato: passivo divino) e il sangue versato (in quanto donato da lui, al pari dello Spirito: Gv 19,30. 34  «E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, donò lo Spirito e [non semplicemente spirò] .... ma  uno dei soldati gli colpì il fianco con a lancia e subito ne uscì sangue e acqua».

- L’eucaristia è il luogo dove Dio ci cerca più che altrove,

Dio offre la sua alleanza a tutti (i molti indicano le genti): una nuova alleanza (Luca-Paolo), già preannunciata da Geremia: 31,31-34 - «Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato» . Si tratta di un’alleanza di pace, che non sarà mai revocata: Is 54,10 - «Anche se i monti si spostassero e i colli  vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia».

L’eucaristia è la celebrazione del patto irrevocabile come patto di pace (cf. tutti i momenti nei quali dall’inizio, all’invocazione dell’agnello, dalla comunione alla conclusione ricorre il temine pace).

Comunicare a ciò che Cristo ha vissuto: ai suoi valori, alle sue scelte, al suo stile e al suo dono: «in memoria di me»

Cosa vuol dire in memoria di me?

È una «memoria pericolosa» perché fa rischiare la vita, capovolge i rapporti (eucaristia e Beatitudini – Eucaristia e magnificat). Rende protagonisti i perdenti del mondo. Annuncia – prefigurandolo – un mondo nuovo modellato sul Regno di Dio.

Memoria è rivivere il Vangelo, dandogli credito e attualità.

Mistero della fede è ciò che non si coglie con i parametri umani, ma con quelli di Dio rivelatici da Cristo.

 

Comunicare tra noi comunicando con Cristo. La vita offerta al mondo è annuncio dell’amicizia di Dio con gli uomini, cominciando dall’amicizia di quanti sono intorno alla stessa mensa. I molti sono un corpo solo nello stesso Cristo (Gal 3,27-28: «poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù». La chiesa si genera e si consolida nell’eucaristia: Rm 12,5: « così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri.

Nell’eucaristia diventare seme di futuro per gli uomini

Gli uccelli mangiano il seme, Parola di Dio (Mc 4,4): Il seme cade a terra e germoglia lentamente per diventare frumento ed essere mietuto  (Mc 4,26-28), sicché porta frutto e può essere mangiato. L’annuncio della morte e risurrezione è annuncio del mondo che verrà e che si vive nell’anticipazione di una festa già iniziata.

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* Traccia originaria risalente a un Ritiro spirituale tenuto al clero della Diocesi S. Marco/Scalea - Cetraro 16-17 Febbraio 2000