Tortora 29.07.2012

Presentato a Tortora il libro Dio sulle tracce dell'uomo.  Saggio di teologia della rivelazione

 

La presentazione del libro è avvenuta nella suggestiva cornice della  Piazza Plebiscito del centro storico di Tortora.

Ha introdotto e coordinato l'incontro il Prof. Giovanni Celico, che ha presentato tra l'altro i temi e i capitoli portanti dell'opera.


Dopo i saluti del Sindaco, che ha richiamato l'importanza della caratterizzazione culturale di Tortora, è intervenuto Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, teologo e per molti anni collega di insegnamento dell'autore presso l'Istituto Teologico Calabro, il quale ha spaziato sull'importanza dell'inscindibile collegamento tra  relazione e rivelazione e sul modo in cui questo legame è trattato nel libro. Il relatore ha indicato l'importanza della reciproca relazione tra Dio e l'uomo nell'immagine che Dio stesso ha impresso nell'uomo e, attraverso tale idea profondamente biblica, ha recuperato l'antropologia teologica a partire da quel  "di più", oltre l'imparentamento con Dio. Utilizzando l'idea, che era già della teologia patristica greca, della "divinizzazione" dell'uomo, si è soffermato sul coinvolgimento di Dio nella vicenda umana, così come testimonia la storia della rivelazione. Ha colto il nucleo di essa nell'amore come dedizione e ha additato proprio in tale spendersi per gli altri ciò che si costituisce la rivelazione e le sue molteplici forme assunte nella storia degli uomini di ogni tempo e di ogni religione, inclusi quelli che pur escludendo un concetto esplicito di Dio, ne vivono però il suo intimo e costitutivo dinamismo, che è quello dell'amore

Alla sua è seguita la relazione del Prof. Pasquale Giustiniani, che da un versante più direttamente filosofico, ha indicato le domande portanti e le linee di ricerca emergenti nell'opera, facendo continui e opportuni collegamenti con quella direttamente precedente: L'uomo sulle tracce di Dio. Ne ha additato la simmetriche e convergenti dinamiche euristiche che ne sostengono la proponibilità e la permanente problematicità. Quest'ultima è singolarmente e paradossalmente  portatrice di soluzione nella continua ricerca, che ha la sua metafora e il suo centro propulsore nelle tracce, o meglio nel restare sulle tracce l'uno sull'altro. Le "tracce"  sono così apparse non solo una cifra adeguata per entrare nella teologia dell'autore, ma anche l'emblema di una domanda che si fa carico tanto dell'uomo quanto di Dio, così come storicamente l'uno e al'altro si affacciano all'orizzonte del mondo e di quanto lo caratterizza.

 

È seguita una breve ripresa dell'argomento da parte di Don Emilio Servidio, vicario generale della Diocesi di San Marco Argentano-Scalea e filosofo egli stesso, che oltre a portare il saluto del Vescovo, ha ribadito l'importanza non accidentale, ma sostanziale della relazione per intendere non solo l'uomo ma la stessa realtà nel suo complesso.

 

L'intervento di don Cono Araugio ha contestualizzato tutto ciò nella storia personale dell'autore, di cui ha ricordato la figura e il canto giovanile del "nomade", dunque dell'essere in cammino come emblema che caratterizzava già i primi anni della sua riflessione e della sua prassi esistenziale.

 

Non sono mancati i saluti dell'Istituto teologico Calabro, portati a nome del Direttore uscente don Natale Colafati, dal segretario dello stesso istituto: Domenico Maressa. Del resto erano presenti, oltre ad alcuni parroci della zona pastorale e della vicaria della diocesi, alcuni dei quali ex studenti di don Mazzillo, anche alcuni suoi attuali colleghi di insegnamento, come Padre Giorgio Andolfi e Padre Michele Mazzeo, oltre a don Serafino Parisi, che accompagnava Mons. Staglianò. Graditissima ancora la presenza di alcuni provenienti di Orsomarso, prima parrocchia di don Giovanni Mazzillo. A loro e a quanti vogliano intervenire l'autore ha dato appuntamento ad Orsomarso per venerdì prossimo 3 Luglio, alla presentazione del libro di Katia Stancato: "Oltre la siepe", dove egli stesso sarà tra i relatori.
 

L'intervento conclusivo dell'intensa ed interessante serata è stato quello dell'autore. Don Giovanni Mazzillo si è compiaciuto della presenza straordinariamente numerosa di un pubblico attento  e interessato. Poi ha cercato di scorgere nel cielo la luna, intanto scomparsa, per chiudere con alcuni versi struggenti di Giacomo Leopardi nel celebre canto del Pastore errante dell'Asia, che parla alla luna,  ponendo in realtà a se stesso e - indirettamente  a Dio - le domande che caratterizzano la grandezza e la fragilità dell'uomo. Anche a fronte di quelle terribili domande sul senso dell'essere e sull'abisso che sembra alla fine inghiottire tutto, comprese le domande, egli ha  evocato  la scelta di Dio di voler scendere nello stesso abisso umano, per conoscerlo dal dentro, per lasciarsi scavare da esso e infine per attraversalo, consentendo il nostro attraversamento della morte. Questa, ha concluso, può più che avere un senso, avere un solo sbocco,  che è pienamente umano, da quando è stata visitata e attraversata da Dio, proprio perché da allora è diventato uno sbocco, e dunque un riavvio, divino. Lo sbocco che è foce e sorgente di un amore che sa consumarsi e dunque ogni volta risorge.